La Certosa di Banda (Villarfocchiardo-Torino)

30 settembre 2010 at 05:58 (Certosa di Banda) (, , , , )

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La certosa di Banda, la cui costruzione iniziò nel 1205, è in stato di notevole abbandono, tanto che le celle ed il chiostro o sono in rovina o sono stati incorporati tra le abitazione del borgo.
Sicuramente vide tempi migliori quando ricopriva notevole importanza grazie alla coltivazione della vite e del castagno.
Dopo l’alluvione di Montebenedetto, nel 1473, l’intera comunità monastica si trasferì a Banda e successivamente, nel 1598, ad Avigliana.
Nel 1630 Carlo Emanuele I fece distruggere il convento che li ospitava per costruire dei bastioni difensivi, i monaci furono così costretti a tornare a Banda, sino al 1647 quando si trasferirono presso la certosa reale di Collegno e Banda iniziò il suo lento declino.
La certosa si raggiunge partendo da Villarfocchiardo.

Pianeta Torino

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Piazza Statuto: il cuore nero di Torino

10 luglio 2010 at 12:58 (Torino Esoterica) (, , , )

Piazza Statuto è indicata dagli esoteristi come cuore nero della città per due motivi:
si trova ad occidente, dove tramonta il sole e nascono le tenebre e quindi in posizione infausta, inoltre qui vi era la “vallis occisorum” luogo di uccisione e di sepoltura, infatti, ospitava il patibolo che rimase per secoli in piazza Statuto per poi venire spostato dai francesi nell’incrocio tra Corso Regina Margherita e Via Cigna.
E’ proprio in questa piazza che Torino, congiungendosi con Londra e San Francisco, forma il triangolo di magia nera, il punto preciso lo possiamo vedere in un piccolo giardino dove si trova un obelisco sulla cui sommità svetta un astrolabio ed indica il passaggio del 45°parallelo.
Un obelisco identico si trova a Rivoli ad undici chilometri di distanza, al termine di Corso Francia, strada che traccia una perfetta linea retta in direzione della Val Susa.
Sul lato est dell’obelisco di Piazza Statuto si legge:
”Anno 1760. Su ordine del re Carlo Giovanni Battista Beccaria misurò triangoli quattro nelle alpi Graie altrettanti nelle Marittime dell’arco del meridiano torinese. Definì sulla via di Rivoli la base dei triangoli. L’inizio della base nel centro del circolo astronomico infisso nel marmo.
La pietra giace sottoterra da questo punto verso oriente circa nove metri”.

La Fontana, che si trova nella piazza, fu ideata dal conte Marcello Panissera per ricordare l’inaugurazione del traforo del Frejus.
Se si osserva attentamente la costruzione a forma piramidale, si nota chiaramente che le statue raffigurano alcuni uomini nell’atto di arrampicarsi per raggiungere l’angelo che sormonta il monumento

Quest’ ultimo tiene in una mano una penna, simbolo di conoscenza, mentre con l’altra sembra voglia fermare l’ascesa degli uomini impedendo così di arrivare a lui e alla sua sapienza; la stella a cinque punte che incorona il capo può essere intesa come un terzo occhio.
Dall’aiuola centrale della fontana si accede alla sala di comando dell’intero sistema fognario della città, la leggenda narra che vi si trovi la porta d’entrata dell’inferno.
La tradizione racconta che l’angelo che sovrasta l’obelisco sia Lucifero, in effetti, l’angelo più bello.

Iside

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Il portone del diavolo

21 maggio 2010 at 10:10 (1, Torino Esoterica) (, , )

Palazzo Trucchi di Levaldigi è una costruzione imponente fatta erigere nel 1673 su disegno di Amedeo di Castellamonte; sorge su una delle strade centrali di Torino e da sempre è associato a tradizioni diaboliche.

Il portone è stupendamente intagliato nel legno, adorno di frutta, fiori, cupidi e varie simbologie.
Quel che più affascina è il batacchio, posto al centro dei battenti, sempre perfettamente lucidato, raffigurante il diavolo sogghignante che scruta i passanti.
Difficilmente, se non per il batacchio, si può dare una motivazione certa del perché sia conosciuto come “Il palazzo della porta del diavolo”.
Tuttavia i battenti del portone si spalancano su un palazzo che trabocca di misteri e leggende.

Era l’anno 1790.
A Palazzo si festeggiava il carnevale con orchestrali, danzatrici e artisti.
Al fondo di una sala era raffigurata una scena infernale, le danzatrici coperte di minuscoli abiti ballavano tra le fiamme dimenandosi come invasate simboleggiando così le anime dannate.
Ad un tratto la festa fu sconvolta dal grido di una ballerina, Emma Cochet, ma alcuni la indicano con il nome di Vera Hertz, che si accasciò pugnalata mortalmente.
Le ipotesi furono molte, tuttavia il colpevole non fu mai identificato e neppure l’arma venne mai ritrovata.
Scrisse Alberto Fenoglio”:
“Quasi fosse un segno di riprovazione del cielo per il delitto, si scatenò sulla città, benché non ne fosse la stagione, una tempesta notturna impressionante in cui la pioggia scrosciava violenta, i lampi si susseguivano quasi ininterrottamente e il tuono accompagnava il temporale con un frastuono così forte che tremava tutto il palazzo.
La tragedia aveva fatto scendere un velo di gelo, di mestizia e anche paura su tutti, ma la gran paura esplose quando venne un lampo accecante seguito immediatamente da un rimbombo tremendo, fragori di vetri infranti, un soffio gelido, violento che spazzò il salone e spense tutte le luci, determinando il panico e una precipitosa fuga degli invitati”.
Non passò molto tempo che alcuni “testimoni” videro passeggiare un fantasma che scrutava le persone per poi scomparire attraverso i muri.

Un’altra storia ammanta di mistero le mura di Palazzo Levaldigi, quello della scomparsa di un ufficiale durante la dominazione francese del 1917.
E’ ancora Fenoglio a raccontare:
”Il maggiore, che si chiamava Melchiorre Du Perril, si recò dal capitano Girare, cui toccava provvedere al servizio di sicurezza, per mostrargli un biglietto contenente minacce appena ricevuto e chiedergli una scorta che lo “coprisse” proteggendo la sua persona, mentre stava per mettersi in viaggio con documenti top secret.
Mentre gli preparavano una carrozza, egli consumò una veloce colazione.
Nella strada, il postiglione, impaziente, era in attesa di partire.
Dopo quasi un’ora scese per andare a vedere perché il militare si attardasse.
Sulle prime gli dissero di aspettare ancora, perché Du Perril si stava preparando, poi due militari vennero ad annunciargli che non lo trovavano da nessuna parte.
“Nel palazzo pare non esserci. “Non l’avete per caso visto uscire?”, gli domandarono.
Il postiglione sbalordì:
”Certamente no, l’avrei notato”.
Una ventina d’anni dopo quell’inspiegabile sparizione alcuni muratori, durante l’esecuzione di lavori nel palazzo, abbattendo un muro rinvennero in una intercapedine lo scheletro di un uomo alto e robusto che era stato sepolto in piedi e trattenuto da due muriccioli laterali.
Il cranio presentava una netta frattura. Si prospettò l’ipotesi di un intrigo internazionale, ma ormai era trascorso troppo tempo perché sulla vicenda si potesse fare luce.

Si racconta inoltre che una notte un incauto apprendista stregone non si accontentò di invocare i soliti spiriti amichevoli, ma si spinse a chiamare il signore delle tenebre: Satana.
Il diavolo, disturbato dall’invocazione, decise di punire il responsabile.
Al mattino, i passanti trovarono l’ingresso del palazzo sbarrato dal pesante portone che era comparso dal nulla, dietro il quale il proprietario dell’abitazione era irrimediabilmente imprigionato.

Credenze popolari o misteriosi fatti senza una risposta?

In ogni caso, resta il fatto che il “Portone del Diavolo” è sopravissuto al passare del tempo, alle guerre e rimane un’opera d’arte d’ immensa bellezza, tanto che il quotidiano, “Usa Today”, in un servizio dedicato a Torino ne pubblicò alcune affascinanti immagini.

E se volete ammirare il Portone del Diavolo …ricordatevi di portare sempre un ombrello con voi … non è raro che scoppi un temporale …la sera in cui ho fatto le foto sono dovuta rimane chiusa in auto per un po’ di tempo …osservando un grandinata notturna spettacolare.

Già, perché il portone si può vedere solo di sera quando è chiuso.
Torino mostra di notte ciò che cela di giorno.

Torino - Il portone del diavolo

Torino - Il portone del diavolo

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Quando vide la Mole Antonelliana Nietzsche disse …

21 maggio 2010 at 09:55 (1, Le mie fotografie) (, , , )

Quando vide la Mole Antonelliana Nietzsche disse ...

Quando vide la Mole Antonelliana Nietzsche disse ...

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Torino Esoterica

12 maggio 2010 at 16:32 (1, Torino Esoterica) (, , )

C’è un’altra Torino celata agli occhi dei più, non la città dei grandi palazzi, dei parchi, dei musei, ma la città che vanta tradizioni esoteriche antiche di secoli.

Innanzi tutto gli studiosi di esoterismo pongono Torino al vertice di due triangoli geografici:
quello di magia bianca che la unisce a Praga e a Lione quello di magia nera che la collega a Londra e a San Francisco.
Inoltre, la sua pianta romana pone le porte d’ingresso in corrispondenza dei quattro punti cardinali.
Nulla sembra lasciato al caso.

Torino è allineata sul 45° parallelo, segnato dalla fontana con obelisco, La Fontana del Frejus, che domina Piazza Statuto ed è considerato uno dei punti più negativi della città.
Poco distante, in Piazza Solferino, troviamo la “Porta dell’Infinito” rappresentata dalla Fontana Angelica.

Troppe volte considerata soltanto il vertice del satanismo europeo, la Torino sotterranea tra cunicoli, passaggi e rifugi ha accolto e dato protezione a grandi nomi come Cagliostro e Nostradamus.
Quest’ultimo, nel 1556,  soggiornò nella “Domus Morozzo”,in Via Michele Lessona, distrutta poi da un incendio in cui si disse bruciò anche una sua incisione che recava scritto:

”Nostradamus alloggia qui dov’è il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio.
Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria, chi mi disprezza avrà la completa rovina”.

Paradiso, Inferno, Purgatorio, triangoli, profezie, polo positivo e polo negativo, quale legame unisce tutto questo a Torino, che secondo un’antica leggenda, fu fondata dagli egizi?
Fondata nientemeno che da Fetonte, figlio di Iside dea della magia, che scelse l’incrocio tra i fiumi Dora e Po per innalzare un centro di culto al dio Api rappresentato dagli antichi egizi con le sembianze di un toro.
Iside la Grande Madre, la Vergine Nera e proprio sotto la Chiesa della Gran Madre di Dio, nel Sacrario dei Caduti della Grande Guerra, si trova una statua della Vergine Nera.
All’esterno della Chiesa due statue sorvegliano il centro città: La Fede e la Religione.
La tradizione racconta che lo sguardo della statua che rappresenta la Fede, indichi il luogo dove sono nascoste le informazioni per trovare il Santo Graal.
Ma non finisce qui.
Oltre al Museo Egizio, secondo solo a quello de Il Cairo, sotto Palazzo Madama si troverebbero le famose “Grotte Alchemiche” sede di misteriosi alchimisti medioevali.

Potremmo andare avanti all’infinito a raccontare della dualità di Torino, del bene e del male, di magia bianca e di magia nera e se tutte le strade portano a Roma, quante chiavi di lettura portano a Torino?

Torino - Gran Madre - Statua della Fede

Torino - Gran Madre - Statua della Fede

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Fontana dei Dodici Mesi

21 giugno 2009 at 05:52 (Le mie fotografie, torino) (, , , , , )

Fontana dei Dodici Mesi

Fontana dei Dodici Mesi

Nel cuore del centro di Torino, adagiato sul Po, a ridosso della collina, troviamo il Parco del Valentino.
Circa 500.000 mq di verde che si estendono dal ponte monumentale Re Umberto sino al ponte Principessa Isabella.
All’interno La Fontana dei Dodici mesi progettata dall’ufficio tecnico del Comune di Torino, diretto da Carlo Ceppi, per l’Esposizione nazionale del 1898, che celebrava il cinquantenario della promulgazione dello Statuto Albertino.

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Parco del Valentino

18 giugno 2009 at 03:50 (Le mie fotografie) (, , )

Parco del Valentino

Parco del Valentino

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Fontana del Frejus Torino

13 giugno 2009 at 04:06 (Le mie fotografie, Torino magica) (, , )

Un angelo prigioniero della pietra


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La Fontana del Frejus di Piazza Statuto fu ideata dal conte Marcello Panissera per ricordare l’inaugurazione dell’omonimo traforo. Indicata dagli esoteristi il cuore nero della città per due motivi: perché si trova ad occidente e quindi in posizione infausta per il tramonto del sole e perché qui vi era la “vallis occisorum” (l’attuale quartiere Valdocco), luogo di uccisione e di sepoltura, infatti ospitava il patibolo che rimase per secoli in piazza Statuto, venne poi spostato dai francesi nell’incrocio tra corso Regina Margherita e Via Cigna

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