La battaglia delle ossa

4 maggio 2010 at 07:04 (1, Racconti)

Chissà perché sento costantemente il bisogno di graffiarmi le mani arrampicandomi su rocce dimenticate per raggiungere ruderi che nessuno ricorda più e spogliando un corpo prigioniero di vesti e calzari senza ali, camminare sentendo il calore d’antiche pietre.

Raggiunta la meta, i piedi nudi ben allineati sopra il camminamento, chiudo gli occhi con il viso rivolto verso nubi sferzate da venti gelidi che scaldano la pelle con brividi di arcaiche visioni.
Le braccia aperte ad eterna crocifissione.

In lontananza odo lance che si spezzano e scudi che cozzano contro corpi le cui ossa spezzate lacerano carni putrefatte dal tempo.
Attendo ansiosamente con la mente in fibrillante orgasmo.
Quando la battaglia sarà giunta al termine potrò raccogliere e lanciare in aria quelle stesse ossa e al loro ricadere leggere cosa sarà.
Ne farò poi ghirlanda per il cingere il mio collo così da poterla carezzare costantemente, mentre celata nel mio antro attenderò che i roghi siano spenti.

Ora, le mie braccia non più crocifisse, hanno ai polsi bracciali di ruvida corda e tendono spasmodicamente i muscoli per non sentire il dolore.
Dalla schiena cola il sangue dalle ferite inferte dalle frustate che si abbattono senza tregua.
Ogni goccia del caldo liquido vitale cadendo al suolo dipinge scene che tendendo verso la mia gola mani scarnificate cercano di soffocarne il respiro.
Una donna corre veloce reggendo con mani stanche una pesante gonna marrone, tessuta di quel tessuto che solo la povertà può comprare.
Che quel povero e pesante tessuto non intralci il suo correre, che non si frapponga fra piedi e terreno, che possa scappare alla bava lasciva del soldato che più guerriero non è, ma uomo infoiato da facile preda.
Paffute gote e dolci riccioli nascosti da cuffiette di fiabe sono strappate dal loro sonno e la piccola bocca pura, che mai conoscerà il dolce tepore di un bacio, si spalanca su urla disperate mostrando candidi rivoli di latte materno.

Il cuore di un uomo sta ancora combattendo.
Voltando il viso vedo il sangue che dalla fronte scende ad accarezzare la barba incolta e con lo sguardo cerco i suoi occhi ormai velati dalla morte che sorridente gli tende la mano.
Cerco disperatamente il suo sguardo tra il fumo acre.
Vorrei che i suoi occhi si chiudessero riposando tra le mie lacrime e non sul gelido sorriso della morte, ma la mano nemica si posa sulla mia testa artigliando gli ultimi pensieri e premendoli contro il profumo della paglia.

Potrei far finire tutto questo, potrei chiamare a raccolta corvi e lupi che accechino i nemici e liberino i miei polsi e nuovamente salire sul camminamento; i piedi nudi sulle calde pietre, le braccia tese ad eterna crocifissione e volare nel grembo di mia madre che teneramente accoglierebbe il mio corpo martoriato e lo cullerebbe eternamente.

Potrei far terminare il sibilante bruciore della frusta che segna la mia schiena, le scene dipinte dalle mie gocce di sangue.
Potrei … ma devo attendere la fine della battaglia e raccogliere le ossa per leggere cosa sarà per poi farne ghirlanda da accarezzare mentre ritorno nel mio antro in attesa che i roghi siano spenti.

Iside

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